L'Orfeo Baggio è stato creato quasi due anni fa all'Opera théâtre di Besançon. Il testo in francese uscira in seconda parte del romanzo "Le Monde selo Baggio". Regaliamo ai nostri amici italiani una traduzione delle prime scene. Se qualcuno ne vuol sapere un po di piu... sarebbe con piacere...
Orfeo Baggio
scritto da Mario Morisi per Alain Besset e il Chok théâtre
(Primo getto di una versione in italiano
scritta dall’autore stesso prima delle numerosi correzioni)
Un posto di polizia in disordine
Rumori di sommossa, esplosioni lontane, ambulanze, sirene, si salvi chi puo.
Un’esplosione.
Vitre in frantumo.
Carta che vola. Polvere acre. Fumo.
Un Vecchio Arabo è piegato sulla panca, in preghiera, terrorizzato.
Voci nel corridoio e fuori.
“Hanno fatto saltare le Telecommunicazioni”, “Sono dentro il Municipio”, “La città è al buio.”
SCENA 1
Robert - L’Arabo - I poliziotti
Un tizio, con indosso un blazer, è dentro un appartamento di polizia dove siede già un vecchio arabo attempato. Non ha lacci alle sue scarpe, niente cravatta, un calzino sola, pantaloni sulle scarpe.
Robert : — Ridatemi la borsa, ridatemi il pallone ! Ma questi sono matti !
Voce : — Stai zitto, la legge vale per tutti, una custodia cautelare è una custodie cautelare !
Robert : — Ma che, per tutti ! Non sono tutti, io !
Voce : — Smettila, riavrai la tua roba quando il Capo lo decidera e basta.
Robert : — Ridatemi il pallone, volgari cretini !
Passi accelerati, poliziotti giu per le scale.
Voce : — Del tuo pallone, sai cosa...
Robert : — Ma siete matti davvero, non capite con chi avete a che fare ?
Voce : — Smettila o ti facciamo a pezzi !
Robert si volta verso l’Arabo che lo guarda come se fosse una besta rara.
Robert : — Ma con chi pensate di avere a che fare, Perdio ? Se perdete le mie cose, giuro che faccio un casino...
Voce : — Fai come vuoi, fai come vuoi, mio caro.
Robert : — Ma non è possibile ! Non mi riconoscete davvero ? Dai, restituitemi il pallone, non c’è nessun rischio.
Voce : — Hanno visto un pazzo suicidarsi con un sacchetto di purée.
Robert : — Non ho mica l’intenzione di inghiottire il mio pallone, no ?
Voce : — Un consiglio : trattaci un po meglio, senno fai una triste fine !
Robert : — Andate a cercare uno psichiatra o chi volete ! state facendo un grossissimo errore, non potete privarmi delle mie cose. Un errore terribile !
Fuori colpi d’arma da fuoco, urli sfondano la porta
Robert : — Ho, hoooh, il pallone, lasciatemi andare !
Il vecchio Arabo prega ad alta voce.
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Scena 2
Robert, l’Arabo
R.B : — Ma che cavolo li prende alla fine ? Sono qui a palleggiare e mi si buttano sopra quando sto per tirare il mio rigore. Non la conosco, io, la lora bibliotecaria. Come se avessi il tempo di leggere libri con tutto quello che ho da fare ? E poi non sono del luogo !
L’Arabo smette di pregare.
L’Arabo : — Dimmi, amico, che fai ?
Robert : — Devo muovermi, se mi fermo, mi fregano !
L’Arabo : — Come ti chiami ?
Robert : — Se questi cretini non mi lasciano andare, è un disastro.
L’Arabo : — Perchè sei qui dentro ?
Robert : — M’hanno arrestato presso un cadavere che non avevo nemmeno visto ! Incredibile, stavo palleggiando col pallone...
L’Arabo : — Giocchavi al pallone ? Con tutto che c’è in giro ?
Robert : — E allora ? È contro la Constituzione ? Non si rendono conto. Ti giuro, se non mi rendono la mia borsa, se sporcano il mio pallone...
L’Arabo : — Te lo restituiscono. Se ti calmi, restituiscono sempre.
Robert : — Non ne hanno il diritto. Un pallone non è che si puo manipolare cosi, non è che si puo buttare in un armadio come un paio di vecchie calzette !
L’Arabo : — Calma, non è un dramma.
Robert : — Non è un dramma ? Non è un dramma ?
L’Arabo : — Posso farti una domanda ? Che cavolo fai col pallone alla tua età ?
Robert : — Anche tu ? Scherzi o chè ?
L’Arabo : — Non capisco...
Robert : — Ma perdio, è questo che mi permette di vivere, è il mio mestiere.
L’Arabo : — Bene, bene. Ma come fai a guadagnare ; sei ben vestito, comunque ; non è giocando per le strade com’i scugnizz’...
Robert (stupito) : — Dimmi : mi prendi in giro o chè ?
L’Arabo : — Non capisco un cavolo.
Robert : — Ma ti rendi conto di chi io sono, almeno ?
L’Arabo : — Beh, se mi le dicessi, sarebbe meglio, come ti chiami ?
Robert (si passa le mani tra i capelli, si volta, finge di prendere nelle mani un pallone invisibile) : — Deve essere un incubo, non ci credo !
L’Arabo : — Perdonami, ragazzo mio, non ho mai sentito parlare di te, non è colpa mia, no ? Non posso mica conoscere tutto e tutti.
Robert va verso la porta e la tempesta di pugni.
Robert : — Voglio telefonare ! Sentite ? Devo telefonare !
Voce fuori : — Se ne va a cercare grana, lo spaghettaro
L’Arabo : — Calma, devi capire, con tutto quello che succede...
Robert : — Me ne frego, di quello che succede qui, non è il mio paese, voglio tornare a casa !
L’Arabo : — Non vorrei scocciare, ma potresti almeno dire il tuo nome. Non è cosi facile parlare con uno sconosciuto...
Robert : — Ma dove abiti ? Davvero non conosci il mio nome !.
L’Arabe : — E impossibile sapere tutto, khouia, tu, non conosci mio suocero Youssef.
Robert : — Me ne infischio, di tuo suocero, devo essere a Brescia per riprendere gli allenamenti, chiaro ?
L’Arabo : — Sei uno molto complicato, roumi, dire il propio nome non è la fine del mondo.
Robert : — Mi chiamo Vivaldi, Roberto Vivaldi, ti va ?
La porta si apre. Un borsa è buttata per terra da cui cade il contenuto. Robert controlla le sue cose: una maglia bianca, una berretto, due calzine, scarpe da calcio senza lacci, un asciugamano sporco, una ginocchiera.
Robert : — Voglio un avvocato, un avvocato bilingue, francese italiano, italiano francese !
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SCÈNE 3
Robert, l’inspettore, in presenza dell’Arabo
Da fuori irrompe un ispettore sulla cinquantina passata, coperto di cenere e polveri, sudato. Robert si butta su di lui.
Robert : — Ah eccovi qua ! Bene, fine della barzelletta. Fattemi le domande, restituitemi il pallone e ciao ciao ! Cioè... vi capisco, dovete fare il vostro mestiere.
L’ispettore (spinge Robert col braccio) : — Spostati di là, Aldo !
Robert : — La mia religione m’insegna la pazienza ma qua...
L’ispettore (va a incontro a Robert) — Non ti muovi, capito ?
Robert : — Ma chè fate ? Voglio telefonare al mio procuratore ! Subito !
L’ispettore fa per mettere mano alla sua arma.
Robert si avvicina all’Arabo.
L’ispettore prova a mettere in funzione un P.C.
L’ispettore : — Porca la Madonna ! tutto è saltato ! Porca di una bestia...
L’ispettore toglie la polvere dal telefono, se lo porta all’orecchio.
L’ispettore : — Stronzi, non c’è piu nemmeno tonalità !
L’ispettore va verso l’armadio, ne estrae un macchina da scrivere.
Si siede alla scrivania, spostando il P.C.
L’ispettore : — Meno male che ci sono vecchie copie !
L’Arabo : — Capo, ancora una volta, ti prego, ci sono notizie di Malik ?
L’ispettore : — Non è il momento, Ali, davvero ! Tuo nipote è stato arrestato in città, non è bello da vedere ma è vivo e vegeto, l’abbiamo mandato in centrale.
(Voce da donne nella stanza vicina, rumori di tumulto fuori)
L’ispettrice : — Eccoci quà ! Ci mancava ! La macchina da caffé (colpi sordi e rumori mettalici)... non funziona piu. E dire che questo sarebbe un ufficio di polizia !
L’ispettrice appare. : — A proposito, Raoul, che fine a fatto il dossier A-56 ? Non potrei darti da fare invecere di perdere tempo con questo ?
L’ispettore sbuffa, non risponde; infila tre foglie di carta et due carboni nella sua Olimpia regolamentare. L’ispettrice esce borbottando.
L’ispettore : — M’hanno detto che di documenti non ne hai ?
Robert : — Lei crede che faccio parte della gente che ne ha bisogno ?
L’Arabo : — Capo, si spaccia per Vivaldi, chi è Vivaldi ?
Robert : — Porca troïa, dove sono capitato !
L’ispettore : — Capito, eccoci. Vivaldi, ora mi dirai il tuo vero nome, cognome, data e luogo di nascita.
Robert : — Non ci credo, lo fate per “Scherzi a Parte” o che ? Non ditemi che non sapete chi sono ?
L’ispettore : — Nome, cognome, data e luogo di nascita !
Infuriato, Robert toglie blazer e camicia e indossa la maglia del Brescia-Calcio.
Robert : — Baggio, Roberto, nato il diciotto febbraio mille novecento sessantasette a Caldogno, Italia, Mondo. Volete l’ora esatta ? Mezzogiorno e quarantacinque.
L’ispettore : — Sei un macaroni ?
Robert : — Che cavolo è, un macaroni ?
L’ispettore : — Non fare l’idiota, parli molto bene la France, per un macaroni.
Robert : — Veda, sono un creatore, ho orrore di essere costretto a ripetere. Sono nato lo stesso giorno di Marie Tudor, Martin Luther, Swami Ramakrischa e Boris Pasternak, il giorno stesso della morte di Fran Angelico e di Robert Oppenheimer, per dire...
L’ispettore : — Cavolo, sei forte, per un cretino pedatorio, Pasternak !
Robert : — Non dimenticare che il Dalai Lama parla inglese, francese, russo, filippino, inuita. Colpa della reincarnazione ; dovreste convertirvi al buddismo, fa molto bene ai nervi.
L’ispettore : — Sonia !
La Voce di donna, fuori : — Che c’è ?
L’ispettore : — Non dindovineresti mai, abbiamo la visita del Dalai Lama !
Robert : — Sbiro maledetto ! Vaff.. !
L’ispettore : — Pardon ? Cos’hai detto ?
Robert : — È una preghiera per lei. Nella mia natura c’è questa bontà, sono portato ad intendermi con tutti e tutto. Quando fai il muso lungo, nella vita, non arrivi mai a nulla.
L’ispettore : — Riprendiamo. Scapolo ?
Robert : — Sposato con Andreina Fabbi, dal 2 luglio 1989.
L’ispettore : — Figli ?
R.B. estrae dalla sua borsa due scarpe da calcio sul quale sono scritti due nomi : Valentina a destra, Mattia a sinistra. Le presenta all’ispettore.
L’ispettore : — E tuoi fratelli, dove li metti ? Sulle mutande ?
Robert : — È sicuro che l’elenco dei miei fratelli e sorelle farà avanzare l’inchiesta ? Siamo otto a casa nostra...
L’ispettore : — Come si chiamano ?
Robert : — Gianna, Walter, Carla, Giorgio, Anna Maria, Nadia et Eddy.
L’ispettore : — Otto ? Ebbè ! Voi macaroni siete peggi dei “Vu Cumpra”, dei veri conigli.
Robert (girandosi verso l’Arabo) : — Che avra contro i conigli, quello la ? Sono dolci, i conigli, hanno una pelle di seta con grandi orecchie e zampe lunghissime. Un giorno, Agnelli mi ha dato del “Coniglio Bagnato”, l’ha pagata cara, molto cara, carissima !
L’ispettore : — Come mai sorridi cosi, Vivaldi, sai che mi dai su i nervi ?
Robert : Non è colpa mia, Signor Poliziotto, ho un lato da Pulcinella, dico la verità sorridendo.
L’ispettore : — Vuoi sul serio che io faccia il bilancio dei cadaveri là fuori, per vedere se Pulcinella ha sempre voglia di fare il mariuolo ?
Robert : — Mi ricordate...
L’ispettore : — Ti ricordo ?
Robert : — Marcello, uno dei miei allenatori, Sapete che...
L’ispettore : — Stai attento, ora non scherzo...
Robert : — ... mi proibiva di mangiare peperoncini e per punirmi mi faceva trainare sacchi pieni di rottami di ferro.
L’ispettore si alza, minaccioso :
L’ispettore : — Senta. Saro chiaro. Una vittima in piu o in meno, in questo contesto, non è che abbia importanza. Col tuo sorriso da pirla, mi farei quasi perde pazienza. Allora rispondi in fretta, molto in fretta !
Robert : — Come mai “in fretta” ? La verità non ha tempo, secondo voi ?
L’ispettore si alza e fruga nella borsa di Robert.
L’ispettore : — Bene, vieni qui. Vien’ qui, figlio di p... ! Cos’è questo ?
Robert : — Questa è una fascia, Chef, un coso che il capitano si mette al braccio per mostrare all’arbitro che lui è il piu saggio della squadra, il grande fratello, insomma.
L’ispettore : — Parlo dei geroglifici in cinese sulla fascia !
Robert : — Scusi, ma io non le chiedo cosa significa il tatuaggio sul suo avambraccio.
L’ispettore : — Chè vogliono dire queste tre striscie, sono le colori della tua società ?
L’ispettore si impadrona un calzino rimasto nella borsa.
L’ispettore : — É cos’è questo ? Sangue ?
Robert : — Lei ha un problema di vista ; è marmelata, quando sono in albergo, non si puo capire quanto mi piacciono i mirtilli !
L’ispettore : — Cosa c’è di scritto, sul tuo berretto ?
Robert : — E argentino.
L’ispettore : — Ebbè, sei il re mondiale delle frasi fatte, vai a finire nelle pagine rosa del Vocabolario, Aldo ! Basta con le cazzate ! Matame se non te sirvo, che significa, in chiaro ?
Robert : — “Uccidimi se non ti servo”.
L’ispettore : — Chiaro che te ne intendi di provocazioni. Da dove proviene ?
Robert : — Dalla mia fazenda in Argentina.Mi sono comperato qualche milliaio di acri nella Pampa, un modo per rilassarmi a fine stagione. Sono un tipo comune, quando non segno gol in mondiovisione, vado a caccia di puma.
L’ispettore : — Senz’altro. Riprendiamo da capo. Nome, cognome, professione...
Robert : — Permette, in Francia, non ce l’avete la televisione, questa piccola scattola dove ci sono forme che si muovono, perchè qui, ho un dubbio.
L’ispettore : — Professione !
Robert : — Nessuna ! Calciatore professionista ! Star mondiale, di tanto in tanto !
L’ispettore : — Se sei un calciatore, dovresti essere capace di provarlo.
Robert : — Con un pallone e sul prato, si. Senza palla e qui, è molto piu difficile. Sarebbe come per un pilota di jet. Capisce ? E molto piu facile con un aereo, un aeroporto anche...
L’ispettore : — Dimmi, Robert — Permetti che ti chiamo Robert ? —, ci sono comunque limiti, anche alla mitomania. Vengono a prenderti in tenuta di calciatore in un città diroccata in fondo alla Francia. La gente si uccide a vicenda per le strade, e tu, Robert, stai palleggiando. Una pattuglia si avvicina e tu dici loro che non è il momento, siccome stai calciando un penalty molto importante.Guardano in vicino, ed ecco la spoglia di una donna violentata e sventrata ! Convieni che la cosa è buffa, che stiamo lontani dalla Mondiovisione ?
Robert : — Riprendiamo l’interrogatorio con calma.
L’ispettore : — Ci siamo. Mi fai arrabbiare, sai ? Ma sei fortunato. Sono un po inglese, stasera. Hai bisogno di rimanere inglese, dopo quarant’anni di bottega. Allora, rimarro calmo per un po...
Robert : — Ascolti, fino a quando non mi restituite la mia palla, mi costringete a fare ostruzionismo. Quando le vostre macchine sarano di nuovo in moto, vi renderete conto che non ho mentito.
L’ispettore : — Dimmi, Aldo, il calcio sara forse un sport di froscio, si prendono colpi, no ? Le ginocchia soffrono...
Robert : — Monsieur le Carabinier, lei non è medico; non la lascio ficcare il naso nei miei ginocchi.
L’ispettore si butta su Robert e ne blocca il piede spingendolo. Afferra la gamba destra e studia la tibia sospetto.
L’Arabo : — Chef, chef, non fargli del male, Robert non è un assassino.
L’ispettore : — Ebbè, sono malconcie, le tue zampe, Macaroni mio. Che fai, massaggi al vitriolo ?
Robert : — Ho preso tre o quattro mila calci in vent’anni di carriera. Quando sei pericoloso, i difensori ti smontano, i tuoi muscoli si tetanizzano, le tue coscie tremano. A fine partita, sei appena capace di caminare.
L’ispettore : — Finita la Commedia ! Senno ti giuro...
Robert : — Ho subito sei interventi, tre al ginocchio destro, tre al sinistro. I miei crociati sono a brandelli e la mia rotula è in caduta libera. Le mie gambe sono assicurate per trenta milioni di dollari e i miei piedi fanno parte del Patrimonio dell’Umanità. Allora, per cortesia, andateci piano !
L’ispettore : — Porca Puttana, ci voleva questo ora !
( a seguire)